Negli ultimi sei anni la Vecchia Signora ha attraversato una fase di continui mutamenti, sia in campo tecnico che dirigenziale. Dal ritorno di Massimiliano Allegri nel 2019, passando per l’era di Maurizio Sarri che ha portato lo scudetto 2020, fino alle esperienze di Andrea Pirlo e, più recentemente, di Thiago Motta, la panchina è diventata una vera e propria rotazione.
Le radici dell’instabilità
Il problema non è solo sportivo: al vertice societario la Juventus ha registrato dieci cambi di dirigente in pari periodo, con la sostituzione di presidenti, direttori sportivi e membri del consiglio di amministrazione. Questa mancanza di continuità ha influito sulla capacità di definire un progetto a lungo termine, lasciando gli allenatori spesso senza il tempo necessario per impiantare il proprio modello di gioco.
Gli investimenti più evidenti, come quello su Paul Pogba (acquisto 2016, ritorno 2022) e su Dusan Vlahovic (acquisto 2022), hanno prodotto risultati altalenanti. Pogba, pur dimostrando momenti di brillantezza, non è riuscito a diventare il fulcro del centrocampo, mentre Vlahovic, pur segnando regolarmente, non ha ancora tradotto i numeri in vittorie decisive. A complicare il quadro, il ritiro di Cristiano Ronaldo nel 2022 e una serie di infortuni che hanno colpito titolari chiave hanno ridotto ulteriormente il margine di errore della squadra.
Nonostante le difficoltà, la Juventus conserva una risorsa preziosa: la Next Gen. Giocatori come Niccolò Fagioli e Alessandro Miretti hanno mostrato sprazzi di talento, dimostrando di poter contribuire a un futuro più stabile. Tuttavia, la loro integrazione è stata spesso ostacolata da continui cambi di filosofia tattica e da una carenza di fiducia da parte dei dirigenti.
Il ritorno in Champions League nella stagione 2023-24 ha rappresentato un primo passo verso la riconquista di una certa stabilità. La squadra ha potuto testare il proprio livello contro avversari di élite, ma il vero obiettivo rimane la costruzione di un progetto solido e duraturo.
Per il futuro, l’articolo individua tre priorità imprescindibili: “unità di comando”, “continuità tecnica” e “fiducia nei giovani”. Se Thiago Motta riuscirà a operare in un contesto di governance stabile, il suo stile di gioco chiaro e orientato al possesso potrebbe diventare la base per una Juventus più coerente e competitiva. La domanda che ancora aleggia è: dove vuole arrivare davvero questa Juve?