Juventus: crisi d’identità post‑scudetto e la ricerca di stabilità

05/21/2026

Una saga di cambi di comando

Dal trionfo in Serie A nel 2020, la Vecchia Signora ha attraversato una vera e propria rotazione di volti alla guida. In sei stagioni si sono susseguiti sei allenatori: l’avvio con Andrea Pirlo (2020‑21), la parentesi di Massimiliano Allegri (2021‑23) e, più recentemente, l’avvio di Thiago Motta nella stagione 2024‑25. Parallelamente, la governance societaria ha visto dieci dirigenti al tavolo decisionale, tra cui la figura di Andrea Agnelli, presidente fino al 2022, seguita da Giovanni Cobolli Gigli (amministratore delegato ad interim) e dall’attuale presidente Gianluca Ferrero, insediatosi nel 2023.

Questi continui cambi hanno influito direttamente sulle scelte tattiche e sulla continuità di un progetto sportivo, creando un clima di incertezza che si è riflesso sui risultati in campionato.

Scelte di mercato contraddittorie

Il mercato delle ultime stagioni ha mostrato una notevole incoerenza. Da un lato, l’acquisto di Dusan Vlahovic nel 2022, con una cifra intorno ai 70 milioni di euro, ha rappresentato un investimento a lungo termine su un attaccante di grande potenziale. Dall’altro, il ritorno di Paul Pogba, prima in prestito nel 2022 e poi con un acquisto definitivo, ha segnato una scommessa su un profilo già affermato ma ormai afflitto da infortuni ricorrenti.

Queste operazioni, seppur ambiziose, si sono scontrate con una serie di infortuni e squalifiche che hanno impedito alla squadra di trovare una continuità di modulo e di prestazioni.

La speranza della Next Gen

Nonostante le turbolenze, la Juventus ha dimostrato una resilienza grazie al vivaio. Giocatori come Niccolò Fagioli, Filippo Ranocchia e Manuel Locatelli (che ha poi lasciato il club) hanno fornito spunti di crescita. La vittoria in Coppa Italia nella stagione 2022‑23, conquistata contro l’Internazionale per 2‑1, ha dimostrato che, anche in un contesto di instabilità, la squadra è capace di raccogliere trofei importanti.

La Next Gen continua a rappresentare un asset strategico, con l’obiettivo di integrare giovani talenti nella prima squadra, riducendo la dipendenza da acquisti costosi.

Il valore della stabilità

Nel dibattito interno, la necessità di un'unità di comando è emersa con forza. Come ha affermato il nuovo tecnico, «La partita che conta si vince quando smetti di cambiare strada a ogni curva», sottolineando l'importanza di una visione coerente e di una meritocrazia interna che premi i risultati concreti.

Una struttura stabile permetterebbe di consolidare il lavoro di preparazione atletica, di definire un modello di gioco chiaro e di valorizzare i giovani emergenti.

Prospettive future

Se la Juventus vorrà tornare a competere per lo scudetto, dovrà garantire continuità tecnica, coerenza nelle scelte di mercato e una governance capace di sostenere un progetto a lungo termine. Solo così la Vecchia Signora potrà tradurre la sua storia gloriosa in nuovi successi, mantenendo fede ai principi di eccellenza che hanno contraddistinto il club per più di un secolo.

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