Il contesto post‑2020
Il 2020 rimarrà nella memoria dei tifosi bianconeri come l’anno in cui Maurizio Sarri, a capo di una squadra ricca di esperienza, portò la Juventus al trionfo del campionato. Il titolo, vinto nella stagione 2019‑2020, fu l’ultimo della lunga dinastia di 9 scudetti consecutivi iniziata nel 2011 sotto la guida di Allegri. Tuttavia, la partenza di Sarri al termine della stagione aprì la porta a una fase di cambiamenti che ha messo a dura prova la coesione del club.
I cambi di guida e la dirigenza in subbuglio
In sei anni la Vecchia Signora ha registrato sei cambi di allenatore: Sarri (2020), il ritorno di Allegri (2021‑2023), Andrea Pirlo (2023‑2024), un breve periodo di interim e, infine, Thiago Motta (2024‑). Parallelamente, la dirigenza ha visto il passaggio di dieci dirigenti, tra cui la storica figura di Andrea Agnelli, presidente dal 2010 al 2023, sostituito da Gianluca Ferrero. Questa rotazione ha impedito la definizione di un progetto a lungo termine, creando una “cultura del cambiamento” che ha influito negativamente sulla stabilità tattica.
Investimenti altalenanti sul mercato
La mancanza di continuità ha anche contaminato la politica di mercato. Acquisti di alto profilo come Arthur, Paul Pogba e Dušan Vlahović hanno mostrato performance irregolari, incapaci di garantire il ritorno atteso. L’assenza di un filo conduttore tattico ha reso difficile l’integrazione di questi giocatori, con risultati altalenanti in Serie A e nelle competizioni europee.
La “Next Gen” e la parziale ripresa in Champions
Nel frattempo, la giovane promessa della Juventus, rappresentata da Nicolò Fagioli e Simone Miretti, ha offerto sprazzi di entusiasmo. La loro capacità di inserire ritmo e creatività è stata evidente, soprattutto durante la fase a girone della Champions League 2023‑24, dove la squadra ha mostrato una parziale ripresa, ma non è riuscita a superare la fase ad eliminazione diretta.
Thiago Motta: principi chiari ma perimetro incerto
Con l’arrivo di Thiago Motta, la Juventus ha ricevuto un nuovo bagaglio di idee tattiche. Il tecnico ha introdotto principi di gioco più definiti, puntando su pressing alto e transizioni rapide. Tuttavia, come osserva la stampa sportiva, “senza un perimetro stabile, la sua lavagna resta gessetto sull’aria”. La mancanza di un progetto strutturale e di una dirigenza stabile rende difficile tradurre le intenzioni in risultati concreti.
La domanda che aleggia sul futuro della Vecchia Signora è inevitabile: “Dove vuole davvero arrivare questa Juve?” La risposta dipenderà dalla capacità del club di consolidare un’unica visione, garantire continuità tecnica e dare fiducia ai giovani talenti, elementi imprescindibili per tornare a competere ai massimi livelli sia in Italia che in Europa.