Juventus: la crisi di continuità dal trionfo del 2020

05/23/2026

La Juventus, vincitrice dello scudetto 2020 sotto la guida di Maurizio Sarri, vive da allora una crisi di continuità che ha messo a dura prova la sua identità sportiva.

In sei anni la panchina ha visto il passaggio da Pirlo ad Allegri, per poi arrivare a Motta, per un totale di cinque o sei allenatori diversi. Parallelamente, il vertice societario ha subito almeno dieci cambi di dirigenti, creando un clima di instabilità decisionale.

«Il problema non è solo chi allena ma chi decide e per quanto», si legge nell’analisi che ha messo in luce come la mancanza di una visione unificata abbia influito negativamente sugli affari in corso, tra cui le trattative per Arthur‑Pjanic, Pogba e Vlahovic.

Nonostante tutto, la squadra ha dimostrato una notevole «resilienza», grazie all’emergere di giovani talenti come Riccardo Fagioli e Nicolo Miretti, e al ritorno in Champions League, che ha offerto una boccata d’ossigeno al club.

Le proposte per una rinascita

Per invertire la rotta, gli esperti suggeriscono tre pilastri fondamentali:

  • «unità di comando»: un organo decisionale stabile che definisca obiettivi chiari;
  • «continuità tecnica»: un progetto di gioco coerente, affidato a un allenatore con mandato a medio‑lungo termine;
  • «meritocrazia interna»: valorizzare i giovani della Primavera e i giocatori di rosa che dimostrano impegno e risultati.

Solo così la Juventus potrà trasformare la sua resilienza in vittoria concreta.

«Puoi cambiare sei allenatori e dieci dirigenti, ma la partita che conta si vince quando smetti di cambiare strada a ogni curva», conclude l’analisi, ricordando che la stabilità è la chiave per tornare a lottare per i trofei.

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