Instabilità e identità: la Juventus a un bivio cruciale

05/23/2026

Dal 2020, anno in cui la Vecchia Signora conquistò l’ultimo scudetto sotto la guida di Maurizio Sarri, la Juventus ha vissuto una successione di cambi di comando che ha minato la continuità tattica e gestionale. In sei anni sono passati allenatori di alto profilo – Sarri, Andrea Pirlo, Massimiliano Allegri, e più recentemente Thiago Motta – e ben dieci dirigenti, creando un clima di incertezza che si è riflesso sui risultati sportivi.

Investimenti e ritorni altalenanti

Gli ingaggi di grande peso economico hanno spesso prodotto risultati al di sotto delle aspettative. Paul Pogba, arrivato nel 2012 per €105 milioni, ha vissuto stagioni irregolari prima di lasciare nel 2022. Dusan Vlahovic, acquistato nel 2022 per circa €70 milioni, ha mostrato sprazzi di classe ma non è ancora riuscito a diventare il capocannoniere di una squadra ambiziosa. L’operazione Arthur‑Pjanic (2023), scambi di valore simile, ha dimostrato come la strategia di mercato non sia sempre allineata con una visione sportiva coerente.

Il contributo della Next Gen

Nel frattempo, la categoria giovanile ha prodotto talenti come Riccardo Fagioli, Nicolò Miretti e altri giovani che hanno iniziato a emergere in prima squadra. Questi giocatori rappresentano un barlume di speranza, ma la loro crescita è ostacolata dall’assenza di un progetto tecnico stabile. Senza una “unità di comando” chiara, il loro potenziale rischia di rimanere inespresso.

Thiago Motta e la ricerca di un’identità

Allo sbarco di Thiago Motta, la Juventus ha mostrato un “calcio chiaro”, basato su pressing alto e costruzione dal basso. Tuttavia, come evidenziato nella citazione, «senza un perimetro stabile, la sua lavagna resta gessetto sull’aria», indicando la difficoltà di tradurre le idee in risultati concreti quando il contorno organizzativo è in continuo mutamento.

Le chiavi per uscire dalla crisi

L’analisi suggerisce tre pilastri fondamentali: una vera “unità di comando”, continuità tecnica e una “cultura di club” che superi gli avvicendamenti. Solo così la squadra potrà smettere di “cambiare strada a ogni curva” e puntare a una vittoria sostenibile. Come recita l’ultima massima del briefing, «Puoi cambiare sei allenatori in sei anni, persino dieci dirigenti. Ma la partita che conta si vince quando smetti di cambiare strada a ogni curva». La Juventus, con i suoi mezzi e la sua storia, deve ora decidere «dove vuoi davvero arrivare».

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