Una manovra che ha evitato il peggio per la SSC Bari: fino a poche ore fa il club rischiava concretamente di finire in “liquidazione giudiziale”. La svolta è arrivata con la rinuncia della Procura di Bari alla richiesta presentata a luglio, dopo le perquisizioni nelle sedi di Napoli, Bari e Filmauro. Questo episodio segna un momento cruciale nella storia recente del calcio pugliese, dove l’incertezza legale ha minacciato la continuità sportiva della società.
Il nodo economico e la svolta di Filmauro
Il nodo era economico: secondo gli inquirenti, il Bari aveva debiti per circa 30 milioni di euro. A cambiare le carte in tavola è stato un impegno assunto da Filmauro il 24 settembre: un “sostegno finanziario irrevocabile fino a 11,1 milioni di euro” per la stagione 2026/27. I versamenti sono programmati sotto forma di capitale non rimborsabile, una scelta strategica che ha rassicurato gli organi inquirenti sulla solidità dell’operazione.
- Debiti stimati: circa 30 milioni di euro
- Sostegno finanziario: 11,1 milioni di euro
- Patrimonio netto Filmauro: oltre 74 milioni di euro
La Procura ha giudicato l’impegno sufficiente a garantire i creditori, notando che il patrimonio netto di Filmauro (oltre 74 milioni di euro) è circa sette volte superiore alla cifra promessa. Con la caduta della richiesta, secondo diverse fonti, cadrebbe anche l'”accusa di bancarotta fraudolenta” a carico di Aurelio e Luigi De Laurentiis, risolvendo così una delle questioni più spinose del contenzioso in corso.
Un problema strutturale della categoria
Il caso, però, non è isolato: è la fotografia di un problema strutturale che ha visto negli ultimi anni “Taranto e Turris escluse per default finanziario” e numerosi altri club colpiti da penalizzazioni. Queste vicende evidenziano come la gestione finanziaria nelle serie minori sia spesso un elemento critico, capace di compromettere la sopravvivenza stessa delle squadre nonostante i risultati sportivi.
Per arginare il fenomeno, la Lega Pro ha introdotto il “primo salary cap della storia del calcio italiano”: un tetto agli stipendi pari al 50% del Valore della Produzione di ogni club. Che un club controllato da una delle famiglie più solide del calcio italiano sia arrivato a un passo da un’udienza fallimentare dice qualcosa su quanto sia “fragile l’equilibrio economico dell’intera categoria”, rendendo necessarie riforme profonde per garantire stabilità futura.