Instabilità alla Juventus: sei allenatori, dieci dirigenti e la ricerca di un’identità

05/21/2026

Negli ultimi sei anni la Juventus ha vissuto una vera e propria rivoluzione gestionale: sei allenatori e dieci dirigenti hanno lasciato il loro posto, creando un clima di incertezza che ha messo a dura prova la continuità del club.

Una panchina a “porta girevole”

Dalla nomina di Maurizio Sarri nel 2019, passando per Andrea Pirlo, Massimiliano Allegri (ritorno nel 2021) fino a Giovanni Motta, la squadra ha cambiato guida tecnica quasi ogni stagione. Questo ritmo è in netto contrasto con il periodo di stabilità che aveva caratterizzato la Juventus dal 2014 al 2019, quando Allegri ha guidato il club per cinque stagioni consecutive, vincendo quattro scudetti consecutivi.

Il progetto tecnico in frantumi

L’alternarsi di filosofia e metodi di lavoro ha influito negativamente sul cosiddetto “progetto tecnico”. Gli acquisti più recenti – Arthur, Pjanić, Paul Pogba, Dusan Vlahović – hanno mostrato risultati altalenanti, incapaci di dare una linea coerente al gioco. La mancanza di un’identità tattica definita ha reso difficile la costruzione di un modello di gioco stabile, a differenza dei primi anni del decennio, quando la Juventus era riconosciuta per il suo 4‑3‑3 equilibrato e la difesa a zona.

Segni di resilienza: Coppa Italia e giovani promesse

Nonostante le turbolenze, la squadra ha saputo raccogliere importanti trofei. La Coppa Italia 2020‑21, vinta contro l’Atalanta sotto la guida di Pirlo, e quella 2021‑22, conquistata da Allegri, dimostrano la capacità di reagire nei momenti cruciali. Parallelamente, la dirigenza ha iniziato a valorizzare i giovani del vivaio: Niccolò Fagioli e Alessandro Miretti hanno già avuto minuti decisivi in Serie A, segnalando una possibile rinascita basata sul talento interno.

Le tre priorità per un futuro solido

  • Unità di comando: un unico referente sportivo che guidi sia la società che la squadra, evitando conflitti di ruolo.
  • Continuità tecnica: concedere almeno tre anni all’allenatore scelto, affinché possa impiantare una filosofia di gioco duratura.
  • Meritocrazia interna: premiare i risultati e il lavoro quotidiano, valorizzando i giovani del settore giovanile e i collaboratori più competenti.

Come sottolinea il briefing, “La risposta breve è identità prima dei nomi”. Solo definendo una filosofia chiara la Juventus potrà ricostruire la propria identità di club vincente.

Conclusioni

La storia recente dimostra che cambiare sei allenatori in sei anni, persino dieci dirigenti, non è sinonimo di successo. “Puoi cambiare sei allenatori in sei anni, persino dieci dirigenti. Ma la partita che conta si vince quando smetti di cambiare strada a ogni curva”. È ora di fermare il giro della porta girevole e di impostare una rotta stabile, capace di riportare la Vecchia Signora al suo antico splendore.

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