Instabilità alla Juventus: sei allenatori, dieci dirigenti e la ricerca di continuità

05/22/2026

Dopo il trionfo dello scudetto nel 2020, la Juventus è entrata in una fase contraddistinta da una notevole instabilità gestionale. In soli sei anni la panchina ha visto sei volti diversi – da Sarri a Pirlo, da Allegri all’interim, per poi arrivare a Motta – e la dirigenza ha subito dieci cambi di ruolo, creando una frattura tra la visione tecnica e le operazioni di mercato.

Cambi di volto in panchina

Ogni nuovo tecnico ha portato con sé un modello tattico differente: il pressing alto di Sarri, il gioco di possesso di Pirlo, il ritorno al 3‑5‑2 di Allegri, le soluzioni di emergenza dell’interim e l’approccio più pragmatico di Motta. Questa alternanza ha impedito la costruzione di un’identità di squadra coerente, limitando la capacità dei giocatori di interiorizzare un unico linguaggio di gioco.

Operazioni di mercato

Il disallineamento è emerso anche nelle scelte di mercato. L’acquisto di Arthur e Pjanić, poi di Vlahovic, ha rappresentato investimenti di profilo, ma la loro integrazione è stata ostacolata da continui cambi di filosofia. Il caso di Paul Pogba è emblematico: un talento di classe mondiale, ma la sua difficile adattabilità è stata aggravata da una mancanza di continuità tattica e di una visione chiara da parte della dirigenza.

La speranza della Next Gen

Nonostante le turbolenze, la Juventus può contare su una giovane generazione promettente. Raffaele Fagioli e Niccolò Miretti hanno dimostrato qualità e determinazione, offrendo una boccata d’aria fresca e la possibilità di ricostruire un progetto a medio‑lungo basato su talenti interni.

Le tre priorità per la stabilità

  • Unità di comando: è necessario un organo decisionale chiaro e stabile, capace di guidare la squadra senza continui cambi di rotta.
  • Continuità tecnica: mantenere un progetto di gioco coerente, consentendo ai giocatori di sviluppare un’identità tattica solida.
  • Meritocrazia interna: valorizzare i giovani della Primavera e premiare le prestazioni con opportunità concrete nella prima squadra.

Come sottolinea il briefing, “La domanda è se avrà anche pazienza”. La risposta risiede nella capacità della dirigenza di smettere di cambiare strada a ogni curva: “la partita che conta si vince quando smetti di cambiare strada a ogni curva”.

Solo con una governance stabile e una visione a lungo termine la Juventus potrà tornare a competere ai massimi livelli, trasformando la speranza della Next Gen in risultati concreti.

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