Instabilità e speranze: il futuro di una Juventus in cerca di continuità

05/21/2026

Il 2020 ha rappresentato l’ultima coronazione di un dominio quasi inarrestabile: la Juventus ha alzato lo scudetto 2019‑20, conquistato in un contesto straordinario segnato dalla pandemia. Da quel momento, però, la continuità è diventata la più grande delle mancanze. In sei stagioni la squadra ha cambiato sei allenatori, passando da Maurizio Sarri a Andrea Pirlo, a Massimiliano Allegri (in due periodi) e, più recentemente, a Thiago Motta, con alcuni tecnici ad interim inseriti nel frattempo.

Parallelamente, il vertice dirigenziale ha subito dieci variazioni, tra presidenti, direttori sportivi e responsabili del settore giovanile. Questa rotazione ha impedito la definizione di un progetto tecnico stabile, come sottolinea il commento: “Il problema non è solo chi allena. È chi decide, come decide e per quanto tempo resta a farlo”. Senza una visione a lungo termine, le scelte di mercato hanno oscillato tra investimenti di alto profilo e operazioni di ritorno al risultato immediato.

Gli acquisti più discussi sono stati quelli di Arthur, Aleksandar Pjanić e Paul Pogba. Arthur, arrivato dal Barcelona nel 2020, ha mostrato sprazzi di classe ma non è riuscito a imporsi come regista di riferimento. Pjanić, siglato nel 2022, ha portato esperienza ma ha faticato a trovare continuità tattica, mentre Pogba, tornato nel 2022, ha alternato momenti di brillantezza a lunghi periodi di incertezza. Questi casi evidenziano una tendenza altalenante che ha penalizzato la coesione della squadra.

Nonostante le difficoltà, la Juventus ha mostrato segnali di rinascita grazie alla cosiddetta “Next Gen”. Nicolo Fagioli, già protagonista nella stagione 2022‑23, e il giovane Nicolò Miretti hanno dimostrato di poter contribuire con energia, visione di gioco e capacità di gestire momenti cruciali. Il loro sviluppo è stato coronato da una Coppa Italia vinta nel 2021, l’ultimo trofeo importante conquistato dal club.

Il nuovo tecnico, Thiago Motta, ha introdotto princìpi chiari e un calcio leggibile: “porta un calcio leggibile”. Tuttavia, la mancanza di un perimetro stabile ha limitato l’efficacia della sua filosofia, come evidenziato nella frase: “senza un perimetro stabile, la sua lavagna resta gessetto sull’aria”. Per trasformare le potenzialità in risultati concreti, è indispensabile un comando unico, una continuità tecnica e una meritocrazia interna che premi i giovani talenti e i giocatori di esperienza.

La questione che rimane aperta è quella posta dal briefing: “Dove vuole arrivare davvero questa Juve?”. La risposta dipenderà dalla capacità del club di stabilire una direzione condivisa, di consolidare la struttura dirigenziale e di valorizzare al meglio la nuova generazione, senza ricorrere a soluzioni di breve periodo.

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