Il 4 luglio 2020 la Juventus alzava il trofeo di scudetto, chiudendo una stagione segnata da una difesa impenetrabile e da una media di 2,6 gol a partita. Quell’anno rappresentò l’ultimo capitolo di un ciclo iniziato nel 2014, quando Massimiliano Allegri, alla sua prima stagione, portò la Vecchia Signora a un record di 102 punti. Da allora, la continuità è diventata il bene più raro del club.
Nel 2021 la panchina è passata a Massimo Sarri, il cui stile di gioco basato sul possesso ha scontrato la tradizione bianconera di rapidità e contropiede. Dopo una sola stagione, sostituito da Alessandro Pirlo, ex giocatore e ora tecnico, la squadra ha sperimentato un 4‑3‑3 più fluido, ma la mancanza di esperienza tattica ha lasciato la rosa in balia di risultati altalenanti. Il ritorno di Allegri nella stagione 2023‑24 ha offerto una parentesi di stabilità, culminata con la vittoria della Coppa Italia, ma la continuità è stata nuovamente interrotta con l’arrivo di Raffaele Motta nel 2024.
- 2021‑22: Massimo Sarri
- 2022‑23: Alessandro Pirlo
- 2023‑24 (primo semestre): Massimiliano Allegri
- 2024‑present: Raffaele Motta
Parallelamente, la dirigenza ha vissuto più di dieci cambi di presidente, amministratore delegato e responsabile sportivo. Dall’addio ad Andrea Agnelli (2022) ai successivi passaggi di John McCafferty, Pavel Nedved (in qualità di consulente) e più recenti nomine, la visione a lungo termine è rimasta frammentata. Questa instabilità ha influito direttamente sulle scelte di mercato: l’acquisto di Dusan Vlahovic nel 2022, pur essendo un talento innegabile, è stato inserito in sistemi di gioco incompatibili, mentre il ritorno di Paul Pogba è stato ostacolato da continui infortuni e squalifiche.
Nonostante le turbolenze, la squadra ha mostrato una notevole capacità di resilienza. I giovani Nicolo Fagioli e Lorenzo Miretti hanno dimostrato di poter ricoprire ruoli chiave, offrendo sprazzi di quella grinta che caratterizzava le squadre di Conte e di Allegri. La conquista della Coppa Italia 2023‑24 è stata la prova tangibile che, se ben canalizzata, la rosa può ancora competere ad alti livelli.
Il nodo cruciale, come sottolineato dagli analisti, è la necessità di un’identità tattica stabile: «la lavagna resta gessetto sull’aria» finché non si definisce un perimetro chiaro. La dirigenza deve rispondere alla domanda fondamentale: «dove vuole arrivare» e impegnarsi a non «cambiare strada a ogni curva». Solo con un’unica visione, un comando unitario e la fiducia nei giovani, la Juventus potrà tornare a essere la squadra di riferimento del calcio italiano.