Una crisi di continuità
Negli ultimi sei anni la Juventus ha vissuto una vera e propria rivoluzione interna: dieci dirigenti e sei allenatori sono stati sostituiti, creando un clima di incertezza che ha influito su tutti i reparti del club.
Il carosello tecnico
Dal 2020 ad oggi la panchina bianconera ha ospitato una successione di volti: Maurizio Sarri (2020‑2021), l’ex capitano Andrea Pirlo come tecnico ad interim (gennaio‑giugno 2023), Massimiliano Allegri (ritorno 2021‑2023) e, più recentemente, Thiago Motta, ex centrocampista del Milan, insediato nell’estate 2023. La varietà di approcci ha impedito l’instaurazione di un progetto stabile.
- Maurizio Sarri – 2020/21
- Andrea Pirlo (interim) – 2023
- Massimiliano Allegri – 2021/22, 2022/23
- Thiago Motta – 2023‑24
Le scelte di mercato sotto pressione
Le frequenti variazioni dirigenziali hanno condizionato le operazioni di mercato. Tra i colpi più significativi vi sono gli acquisti di Arthur e Miralem Pjanić (entrambi nel 2020), il ritorno di Paul Pogba (2022) e l’ingaggio di Dusan Vlahovic (2022). Tuttavia, la mancanza di una visione a lungo termine ha spesso tradotto questi investimenti in risultati altalenanti.
Next Gen e bilancio in rosso
Parallelamente, la Juventus ha promosso una generazione di giovani promettenti – tra cui Nicolò Fagioli, Andrea Cambiaso e Alex Collado – ma la loro integrazione è stata ostacolata da continui cambi di filosofia. Sul fronte finanziario, il club ha registrato perdite consecutive: €84 milioni nel 2022‑23 e circa €90 milioni nel 2021‑22, segnando una delle crisi più profonde della sua storia recente.
Prospettive e soluzioni
Gli analisti concordano sul fatto che la Juventus necessiti di un’unica unità di comando, continuità tecnica e meritocrazia interna per ritrovare la competitività. Come si legge nel briefing: La Juventus ha mezzi e memoria, ma serve pazienza per vincere senza cambiare strada a ogni curva
. Solo così la Vecchia Signora potrà tornare a lottare per il titolo.