Un ciclo di cambiamenti senza fine
Da sei stagioni la Vecchia Signora si trova a fronteggiare una successione di cinque allenatori e dieci dirigenti. Dopo lo scudetto vinto da Massimiliano Sarri nel 2020, la panchina è passata da Andrea Pirlo a Massimiliano Allegri (in due occasioni), a Thiago Motta e a un breve interim, mentre la dirigenza ha visto avvicendarsi presidenti, amministratori delegati e responsabili sportivi. Questo continuo rimescolamento ha impedito la costruzione di un progetto stabile, a differenza dei decenni di dominio degli anni ’90 e 2000, quando la continuità era la chiave del successo.
Le ferite dei trasferimenti e l’addio a Ronaldo
Le scelte di mercato hanno aggiunto peso alla crisi. Acquisti come Arthur, Miralem Pjanić e Paul Pogba non hanno prodotto il rendimento atteso, mentre l’addio di Cristiano Ronaldo ha lasciato un vuoto sia in termini di leadership che di brand. La mancanza di una figura di riferimento ha accentuato l’incertezza tattica e ha reso più difficile la transizione verso una nuova identità di squadra.
L’identità in cerca di forma
«La risposta breve è questa: identità prima dei nomi», recita il filo conduttore dell’analisi. La Juventus, pur avendo mezzi, storia e un pubblico appassionato, fatica a definire uno stile di gioco coerente. La costante alternanza di moduli e filosofie, imposta da ogni nuovo tecnico, ha impedito ai giocatori di interiorizzare un’identità condivisa, un fattore cruciale per competere ai massimi livelli, soprattutto in Champions League.
Proposte per il futuro
- Unità di comando: consolidare la dirigenza in un organo decisionale stabile, riducendo le sovrapposizioni di ruolo.
- Continuità tecnica: garantire al tecnico scelto un mandato di almeno tre stagioni, per permettere la costruzione di un progetto a lungo termine.
- Meritocrazia per i giovani: valorizzare la Next Gen, con Alessandro Fagioli e Niccolò Miretti al centro, e dare loro spazio in prima squadra.
- Mantenere la mentalità vincente della Coppa Italia 2023, che ha dimostrato che la squadra può ancora trarre forza da una mentalità di gara.
Verso dove vuole arrivare la Juventus?
Il club si interroga sul proprio futuro: «La partita che conta si vince quando smetti di cambiare strada a ogni curva». La risposta non risiede in singoli nomi, ma nella capacità di costruire una visione condivisa e di perseguirla con costanza. Solo così la Juventus potrà rispondere, una volta di più, alla domanda «Dove vuole arrivare davvero questa Juve?».