Instabilità tecnica e governance: la Juventus alla ricerca di un’identità

05/20/2026

Il trionfo del 2020 ha chiuso un ciclo di quasi dieci stagioni di supremazia bianconera, ma ha anche segnato l’inizio di un periodo di instabilità senza precedenti. In soli sei anni la Vecchia Signora ha cambiato sei allenatori e dieci dirigenti, una rotazione che ha messo a dura prova la coesione interna e la capacità di costruire un progetto a lungo termine.

La panchina è diventata una “porta girevole”: da Maurizio Sarri, che ha introdotto un pressing alto, a Massimiliano Allegri, tornato con la consueta flessibilità tattica, passando per Andrea Pirlo, la cui filosofia di possesso ha lasciato più domande che risposte, fino a Thiago Motta, che ha cercato di imporre un gioco più equilibrato. Ogni nuovo tecnico ha portato con sé un’identità diversa, rendendo difficile per i giocatori trovare un punto di riferimento stabile.

Parallelamente, la governance ha subito continui mutamenti. Dopo il lungo periodo di Andrea Agnelli, la dirigenza è passata da Fabio Paratici a Daniele Cherubini, per poi arrivare a Gianluca Giuntoli. Questi cambiamenti hanno influito sulla strategia di mercato e sulla definizione di una visione condivisa, creando una distanza crescente tra la dirigenza e la panchina.

Il mercato dei trasferimenti ha riflesso queste incertezze. Gli acquisti di Arthur, Dusan Vlahović e la cessione di Cristiano Ronaldo e Paul Pogba hanno sollevato interrogativi sulla coerenza della politica di acquisto. Tuttavia, emergono giovani promesse come Niccolò Fagioli e Sandro Miretti, che rappresentano una risorsa preziosa per un futuro basato sulla meritocrazia.

Il nodo centrale resta la “continuità tecnica”: “Identità prima dei nomi” dovrebbe diventare il mantra di un progetto stabile. Gli esperti individuano tre pilastri fondamentali: una unità di comando chiara, un impianto tattico coerente da mantenere per almeno tre stagioni e una politica di meritocrazia che valorizzi i giovani. Solo così la Juventus potrà ricostruire una solida identità di squadra.

Thiago Motta, con i suoi principi chiari, ha dichiarato che “è un inizio ma la lavagna resta gessetto sull’aria”, sottolineando la necessità di tempo e costanza per tradurre le idee in risultati concreti. La domanda che ancora aleggia è: “Dove vuole arrivare davvero questa Juve?” La risposta dipenderà dalla capacità della dirigenza e dello staff tecnico di tradurre i pilastri in azioni concrete, evitando ulteriori giri di carrucola.

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