Un ciclo di cambi di panchina senza fine
Negli ultimi sei anni la Juventus ha attraversato sei cambi di allenatore: da Massimiliano Allegri (ritorno 2021) a Andrea Pirlo (2023‑24), passando per Maurizio Sarri (2022‑23) e, più recentemente, a Massimiliano Motta (2024‑present). Prima di loro, la panchina era stata affidata a Stefano Pioli in via di prova, mentre nel 2019‑2020 la squadra era guidata da Maurizio Sarri, sostituito da Allegri nel 2021. Questo susseguirsi rapido ha impedito lo sviluppo di un progetto tecnico coerente.
«Puoi cambiare sei allenatori in sei anni, persino dieci dirigenti. Ma la partita che conta si vince quando smetti di cambiare strada a ogni curva».
Una governance in continua evoluzione
Il quadro dirigenziale non è stato più stabile della panchina. Dopo l’era di Andrea Agnelli, la gestione è passata a John Elkann, con la nomina di Alessandro Paratici (2021‑2022) come direttore sportivo, seguito da Fabio Cherubini (2022‑2023) e, più recentemente, da Daniele Giuntoli (2023‑present). Ogni nuovo dirigente ha introdotto una propria visione di mercato e di struttura, ma la mancanza di continuità ha ostacolato la costruzione di un’identità solida.
«Il problema non è solo chi allena, ma chi decide e per quanto tempo», si legge.
Acquisti di alto profilo, risultati altalenanti
Durante questo periodo la Juventus ha investito in giocatori di grande nome: Arthur, Danilo Pjanic, Paul Pogba e, più recentemente, Dusan Vlahovic. Arthur e Pjanic hanno mostrato sprazzi di classe ma non sono riusciti a imporsi costantemente, mentre il ritorno di Pogba è stato segnato da infortuni e da un rendimento al di sotto delle aspettative. Vlahovic, arrivato nel 2022, ha dimostrato capacità di finalizzazione, ma la sua crescita è stata frenata da continui cambi di modulo e di ruolo.
Il contributo della Next Gen
In contrasto con l’instabilità della prima squadra, la categoria giovanile ha prodotto talenti promettenti. Niccolò Fagioli e Niccolò Miretti, entrambi convocati nella nazionale Under‑21, hanno mostrato maturità tattica e capacità di influire sul risultato. Il loro inserimento regolare in prima squadra rappresenta un barlume di speranza per un futuro più stabile.
Le tre chiavi per un rilancio duraturo
Gli analisti concordano su tre pilastri imprescindibili: «Unità di comando, continuità tecnica e meritocrazia interna». Un unico referente sportivo capace di prendere decisioni a lungo termine, un allenatore che possa lavorare sul progetto per più stagioni e una politica di promozione meritocratica dei giovani sono gli ingredienti necessari per riportare la Vecchia Signora ai vertici del calcio italiano ed europeo.