Juventus: tra porte girevoli e la ricerca di continuità tecnica

05/23/2026

Dal trionfo del 2020, la Juventus ha attraversato un periodo di notevole turbolenza gestionale e sportiva. In soli sei anni, la dirigenza ha visto il turnover di dieci dirigenti, mentre la panchina è divenuta una «porta girevole», con la successione di Maurizio Sarri, Massimiliano Allegri, Andrea Pirlo e, più recentemente, Thiago Motta.

Un progetto tecnico frammentato

Le scelte di mercato hanno tradito le aspettative: l’arrivo di Arthur, Miralem Pjanic e Paul Pogba, tutti protagonisti di un ambizioso «progetto tecnico», non ha prodotto i risultati sperati. Gli investimenti, pur di mantenere la competitività in Serie A e in Europa, si sono tradotti in prestazioni altalenanti e in una mancanza di identità di gioco.

Le radici della continuità: la Next Gen

Tra le luci di questo periodo incerto emergono i giovani della Next Gen. Nicolò Fagioli, Alessandro Miretti e Yusuf Yıldız hanno dimostrato capacità di adattamento e talento, offrendo una prospettiva di rinnovamento che il club può coltivare. La vittoria in Coppa Italia nel 2023 rappresenta l’unico trofeo significativo conquistato in questo lasso di tempo, confermando la capacità della squadra di reagire in momenti decisivi.

Le richieste per il futuro

Gli osservatori e gli addetti ai lavori auspicano una «unità di comando», una «continuità tecnica» e una «meritocrazia interna» capace di valorizzare i giovani e premiare i risultati. Il nuovo allenatore, Thiago Motta, ha introdotto un calcio leggibile e organizzato, ma per trasformarlo in un progetto solido è indispensabile un piano stabile e una governance coerente.

Una riflessione conclusiva

Come ricorda il detto che circola tra i tifosi bianconeri, «La partita che conta si vince quando smetti di cambiare strada a ogni curva». La sfida per la Juventus non è solo sul campo, ma soprattutto nella capacità di costruire una struttura duratura che permetta al club di tornare a competere ai massimi livelli.

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