Instabilità in casa Juventus: tra cambi di panchina e vertici, dove vuole andare la squadra?

05/22/2026

Un ciclo di cambi di panchina senza fine

Dalla conquista dello scudetto nel 2020 sotto la guida di Massimiliano Sarri, la Juventus ha avviato una successione di cambi alla guida tecnica che ha superato il conteggio di cinque nomi: Sarri, Massimiliano Allegri (restituito), Andrea Pirlo, l’interim Alessandro Gamberini e, più recentemente, Thiago Motta. Ogni nuovo allenatore ha introdotto un modello di gioco diverso, passando dal possesso di Sarri al pressing alto di Allegri, fino al recupero posizionale proposto da Motta.

Questa continua evoluzione tattica ha impedito la formazione di un’identità di squadra stabile, una condizione che nella storia bianconera è sempre stata considerata cruciale: negli anni d’oro sotto Giovanni Trapattoni o Marcello Lippi, la continuità è stata la chiave del successo.

Vertici societari in continuo mutamento

Parallelamente alla panchina, i vertici della Juventus hanno vissuto almeno dieci avvicendamenti in sei stagioni, con cambi di presidente, amministratore delegato e direttore sportivo. La rimozione di Andrea Agnelli nel 2023, seguita da una serie di nomine provvisorie, ha alimentato un clima di incertezza che ha influito anche sulle decisioni di mercato.

Questa instabilità dirigenziale ha tradotto la capacità di pianificare a lungo termine in un “effetto ping‑pong”, dove le scelte di acquisto e di cessione non hanno potuto essere valutate con la necessaria coerenza.

Acquisti altalenanti e il peso delle aspettative

Il portafoglio trasferimenti della Juventus negli ultimi sei anni è stato segnato da operazioni di grande valore ma di rendimento variabile. L’arrivo di Arthur e Nikola Pjanić non ha portato l’impatto sperato, mentre il ritorno di Paul Pogba ha suscitato grandi speranze che, finora, non si sono tradotte in risultati concreti. Il più recente investimento, Dušan Vlahović, ha mostrato sprazzi di classe, ma la mancanza di continuità tattica ne ha limitato la crescita.

Questi acquisti, seppur di alto profilo, hanno evidenziato la necessità di un progetto tecnico chiaro, capace di valorizzare le qualità dei giocatori e di integrare i giovani talenti.

Il futuro è nei giovani: Fagioli e Miretti

In questo contesto di incertezza, la speranza si concentra sui giovani della Primavera. Niccolò Fagioli, con la sua visione di gioco e la capacità di gestire il ritmo del match, ha già mostrato sprazzi di maturità tattica. Alessandro Miretti, invece, si è distinto per la sua versatilità e la capacità di inserirsi rapidamente in sistemi difensivi diversi.

Investire su questi protagonisti non è solo una scelta di economia, ma una strategia di lungo periodo che può restituire alla Juventus la solidità e l’identità perdute.

Verso una nuova unità di comando

Per uscire dal tunnel dell’instabilità, la Juventus deve perseguire tre pilastri fondamentali: una leadership tecnica stabile, una dirigenza coesa e la fiducia nei giovani. Thiago Motta ha introdotto nuovi principi tattici, come il posizionamento più compatto e la valorizzazione del pressing coordinato, ma senza la certezza di un mandato prolungato questi concetti rischiano di rimanere effimeri.

Solo una visione condivisa, supportata da un piano di sviluppo a medio‑lungo termine, potrà rispondere alla domanda che aleggia su Torino: “Dove vuole davvero andare questa squadra?”.

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