Nel 2020 la Juventus chiudeva la stagione con il suo ventiduesimo scudetto, confermandosi la squadra più titolata d’Italia. Tuttavia, il trionfo fu l’inizio di una fase di turbolenze che ha coinvolto sia la panchina che la dirigenza.
Un ciclo di cambi di guida
In sei anni la Vecchia Signora ha sperimentato cinque o sei allenatori: da Maurizio Sarri, che ha cercato di imporre il possesso palla, a Massimiliano Allegri, tornato per ristabilire la solidità difensiva, passando per Andrea Pirlo, il primo ex‑giocatore a vestire il completo da tecnico, fino a Thiago Motta, attuale commissario tecnico. Parallelamente, la dirigenza ha visto il passaggio di almeno dieci volti, tra presidenti, direttori sportivi e responsabili del mercato.
Scelte di mercato irregolari
La mancanza di continuità ha influito anche sugli acquisti. Operazioni come quella su Arthur e quella su Dusan Vlahovic‑Pjanic hanno mostrato risultati altalenanti, incapaci di dare un contributo stabile al progetto. La carenza di una visione a lungo termine ha reso difficile la costruzione di un reparto tecnico coeso.
Giovani al centro della rinascita
Nonostante le difficoltà, emergono nomi come Niccolò Fagioli e Alessandro Miretti, due giovani che hanno dimostrato carattere e capacità di adattamento. Il loro inserimento regolare nella prima squadra è un segnale che la Juventus può ancora contare su un vivaio di qualità, eredità di decenni di successi.
Il trionfo in Coppa Italia 2023‑24
Il punto luce della stagione 2023‑24 è stata la Coppa Italia, vinta contro una Fiorentina determinata. Questo trofeo rappresenta più di un semplice trofeo: è la prova che, nonostante le crisi, la squadra può ancora raccogliere risultati concreti quando il gruppo trova coesione.
Verso l’unità di comando
Secondo gli esperti, la soluzione passa da “unità di comando”, continuità tecnica e fiducia nei giovani. Thiago Motta ha già introdotto principi chiari, ma “senza un perimetro stabile, la sua lavagna resta gessetto sull’aria”. Un progetto stabile, con una sola visione a lungo termine, è indispensabile per trasformare le potenzialità in risultati costanti.
- Stabilità dirigenziale: ridurre i turnover per garantire coerenza nelle scelte.
- Continuità tecnica: mantenere un unico approccio tattico per favorire lo sviluppo dei giovani.
- Fiducia nei giovani: dare spazio a Fagioli, Miretti e altri talenti emergenti.