Negli ultimi sei anni la Juventus ha attraversato una fase di turbolenza strutturale senza precedenti nella sua storia recente: sei allenatori e dieci dirigenti si sono susseguiti, compromettendo la continuità di un progetto sportivo e gestionale.
Il percorso tecnico dal 2020 ad oggi
Il 2020 segna il culmine di una stagione memorabile sotto la guida di Massimiliano Sarri, che consegna allo stadio la vittoria del campionato. Alla fine di quella stagione la panchina passa a Andrea Pirlo, ex giocatore storico, che però non riesce a replicare il successo e lascia il club nel 2021. Alessandro Allegri ritorna a Torino per una seconda esperienza, mantenendo la squadra competitiva ma senza tornare a lottare per lo scudetto, fino al suo addio nel 2023. A dicembre 2023 prende le redini Thiago Motta, ex centrocampista e ora allenatore, con una filosofia basata su pressing alto e valorizzazione della giovane rosa.
Le rotazioni nella governance
Parallelamente alla panchina, la dirigenza ha subito cambiamenti radicali. Gianluca Paratici ha ricoperto il ruolo di direttore sportivo dal 2019 al 2021, seguito da Alessio Cherubini (2021‑2022) e da Matteo Giuntoli (2022‑2023). Il 2023 il Consiglio di Amministrazione è stato rinnovato, introducendo nuovi volti ma mantenendo la logica di frequenti sostituzioni, che ha impedito la costruzione di una visione a lungo termine.
Un mercato dei trasferimenti altalenante
Le operazioni di mercato hanno riflesso l’instabilità gestionale: acquisti di alto profilo come Arthur, Nikola Pjanić, Paul Pogba e Dušan Vlahović hanno mostrato rendimenti irregolari, alternando momenti di brillantezza a periodi di scarso impatto. La mancanza di un progetto tecnico coerente ha limitato l’integrazione di questi giocatori, rendendo difficile la costruzione di un organico equilibrato.
Il contributo della Next Gen
Nonostante le difficoltà, la Next Gen bianconera ha offerto una boccata d’ossigeno. Nicolo Fagioli, Matteo Miretti e Gian‑Luca Yildiz hanno dimostrato maturità e capacità di influire sui risultati, soprattutto nella Coppa Italia 2023‑24, dove la squadra ha mostrato resilienza e un certo spirito di combattimento.
Verso un futuro stabile: identità prima dei nomi
Per riscattarsi, il club deve adottare la massima “identità prima dei nomi”, puntando su un’unità di comando stabile, continuità tecnica e meritocrazia. Come sottolinea l’analisi, “La partita che conta si vince quando smetti di cambiare strada a ogni curva”. Solo con un progetto chiaro, guidato da principi solidi come quelli enunciati da Motta, la Juventus potrà tornare a competere ai massimi livelli.